domenica 26 maggio 2013

CANZONI BRUTTE 4

TRUCEBALDAZZI - LA MIA EX RAGAZZA

Inizia come le peggiori telenovele italiane...
Grandi attori. Spettacolari effetti speciali. Lui è bravissimo a trasmettere il sentimento della rabbia, non tanto quando usa vistosamente la violenza (così siamo bravi tutti), quanto nella sua interpretazione magistrale nel momento in cui stringe il pugno tremolante e mostra i denti.
...e poi diciamocelo, si capiva che era una storia che non poteva funzionare: la ragazza al posto del classico "Amore mio" lo aveva memorizzato sul cellulare come "TRUCE BALDAZZI"

CANZONI BRUTTE 3

Mc Fierli - MANUTO


Zucchero lo nega, ma MC Fierli è chiaramente suo fratello.
Testo da premio della critica... Non arriva alla bellezza di "T'appartengo e se ci tengo io prometto e poi mantengo" di Ambra, ma non tutti i Manuto riescono col buco...

CANZONI BRUTTE 2

Giacomo Celentano - Fine del mondo


Figlio di Celentano.metrica discutibile. Canzone Disco-Oratorio in stile Testimone di Geova con balletto alla Billy Ballo. Di una Bruttezza Rara. ASSOLUTAMENTE DA VEDERE!


CANZONI BRUTTE

Lil Angel$ - Estate (ft Gioker & Ben-J)


Una fantastica canzone per chi adora la metrica alla Pezzali. In realtà adoro le metriche alla Pezzali. Penso pubblicherò SOLO canzoni con metriche alla Pezzali...
Ma poi, qualcuno potrebbe spiegarmi con cosa "gireranno con, gireranno con" queste sexy baby sexy mamy?





martedì 19 febbraio 2013

La mitologia secondo me : PROLISSO


La Mitologia secondo me:
PROLISSO

Il mio nome è Femòre, cantastorie e narratore; cieco non dalla nascita, ma per lussuria. Vi narrerò le gesta del prode Prolisso e del suo periglioso vagare lungo le sponde del mediterraneo, alla ricerca dell’amato suolo natio e della sua sposa, il trans gender Penenoncè, che lo attendeva trepidante col figlio Telemaik.

Il nostro racconto inizia sotto le mura di Donnadaifacilicostumi, la più grande città dei tempi. Prolisso il nostro eroe, non era né forte come Anchilosi né intelligente come Marisa Laurito, ma possedeva il dono di stendere gli avversari con lunghi e massacranti monologhi sconclusionati. I donnadaifacilicostumani erano in guerra con gli antichi greci che, come si sa, erano tutti omosessuali; motivo per cui oggi sono estinti. La guerra si protraeva da ormai ventotto minuti, dal tempo in cui Marlene, regina dei donnadaifacilicostumani, aveva tirato una mela in testa a re Melindo. Entrambi gli eserciti erano allo stremo delle forze. Soltanto Prolisso conservava ancora la propria determinazione.
Un suo stratagemma aveva permesso agli antichi Antichi greci di avere la meglio sulla città. Prolisso, infatti, aveva fatto costruite un enorme panettone di legno da regalare ai donnadaifacilicostumani. All’interno, al posto di uvette e canditi, erano nascosti gli Antichi Greci che, nottetempo, erano usciti dal panettone abusando di tutti gli uomini della città risparmiando, com’era costume del tempo, le donne e i ciccioni.
Prolisso era re di Ustica, dall’A1 uscita Sparta Sud, ed assieme ai suoi guerrieri si apprestava ora ad affrontare il mare per tornare a casa e poter finalmente mettersi in ciabatte, cosa che non era permessa durante la lunga guerra.
“Dovremmo offrire un sacrificio di lardo di Colonnata a P6Drone” disse uno dei soldati. P6Drone era il transformer che si divertiva ad affondare le navi che affrontavano il mediterraneo, e come tutti ben sapevano andava ghiotto di lardo di Colonnata.
“Non credo serva” rispose Prolisso, “il mare è calmo, e P6Drone mi batte sempre a battaglia navale, e comunque non è lungo il viaggio, e per di più ho trovato un ottima guida che ci aiuterà a raggiungere le sponde di Ustica senza alcun problema e nel minor tempo possibile”
“Salve. Sono la guida” annunciò un omettino, “Mi chiamo TomusTomus”.
“Tomus tomus è il miglior navigatore di tutto il vecchio mondo, essendo che il nuovo ancora non l’hanno scoperto, con lui arriveremo a casa in un lampo”. Ci misero vent’anni. All’epoca, i navigatori non erano molto affidabili.
“Io non vengo con voi” annunciò Enea, “me ne vado per conto mio, me la faccio a piedi” Tutti risero. Enea arrivò in due mesi a Roma, (aiutato dal fatto che tutte le strade portavano a Roma, anche se Roma non esisteva ancora, per cui si diceva che tutte le strade portano lì, e si indicava col dito un appezzamento di terra vuoto) e cambiò il suo nome in Al Bano. Fondò Albano laziale e vinse due festival di San Remo. In onore di ciò chiamò uno dei suoi nipoti col nome del santo che tanto gli aveva portato fortuna.
Prolisso partì, e per evitare un autovelox indicato da TomusTomus incappò in una tempesta che lo fece naufragare su un isola. Lui e i suoi uomini si guardarono attorno.
“Che posto è?”
“Un’isola”
“Si, ma che isola?”
“Una col mare attorno”
A quei tempi gli uomini non brillavano per intelligenza.
“Guardate” disse un marinaio, “Pecore!”
“Allora dobbiamo essere nella ancora sconosciuta Sardegna” disse Prolisso.
La terra iniziò a tremare e un gigantesco gigante apparve oscurando il sole. Prolisso e i suoi uomini capirono di non essere in Sardegna, e si nascosero dietro una roccia.
Il più coraggioso di quegli uomini,una donna di nome Fame,proveniente da Caca di Sotto, lanciò la lancia e colpì l’unico occhio del gigante, che iniziò a urlare perché non ci vedeva più per la Fame. Altri giganti accorsero, e i marinai si nascosero in una grotta. Il gigante diversamente abile entrò e si sedette davanti all’ingresso.
“Chi mi ha accecato?”
“Una dei miei” rispose Prolisso
“Chi sei?” chiese il gigante
“Il mio nome è Mai più” rispose Prolisso, per paura di essere denunciato.
“Mai più!” tuonò con voce tuonante il gigante, “E prima che ti uccida, dimmi che lavoro fai, così posso scriverlo sulla tua tomba”
“Sono la regina di cuori” mentì prolisso.
“Bene! Ora ti uccido affidandomi all’olfatto!”
Prolisso non sapeva che pesci pigliare, anche perché era in una grotta.
“Attento! Arriva arriva El Diablo”
Il gigante si voltò spaventato e Prolisso e i suoi scapparono, tranne uno degli uomini che morì schiacciato da una panna cotta. Il gigante cieco raccontò ai fratelli l’accaduto e loro, più furbi, capirono lo stratagemma di Prolisso, ma fraintendendo gli indizi andarono ad uccidere Piero Pelù.
Prolisso riprese il mare, ed arrivò su un’altra isola, sosta obbligata per cercare acqua, o almeno un Gatorade. Qui trovarono una grande villa, piena di animali, entrarono e li accolse una signora, fortemente in sovrappeso.
“Sono la maga Ciccia” disse la donna
“Salve maga Ciccia” rispose Prolisso, “cerchiamo qualcosa da bere”
“Bevete questo” disse la donna, indicando un calderone. I marinai bevvero, e si dimostrarono dei veri maiali, abusando uno per uno dell’enorme donna tanto gentile, e furono incriminati per violenza sessuale.
Prolisso si trovò così solo, sperduto, senza più TomusTomus ad indicare la strada né i marinai a governare la barca.  Decise di chiedere informazioni al casello dell’isola delle femmine, vicino Palermo. Andò dalla regina dell’isola, che per le particolari abilità amatorie era conosciuta come Calippo.
“Come posso aiutarti?” chiese gentile a Prolisso
“Ecco regina Calippo, mi servirebbe una mappa per Ustica”
“E non vuoi altro?” chiese la donna, schioccando la lingua.
“Mia regina, non posso, sono sposato, e nella storia non è previsto che io tradisca mia moglie Penenoncè che mi aspetta con pazienza a casa” rispose deciso Prolisso. Calippo si fece portare il poema, lo guardarono assieme e Prolisso si accorse che mancavano ancora diverse pagine a finire il libro. Per di più stava iniziando una noiosissima parte che raccontava di sua moglie Penenoncè, e decise perciò di fermarsi per un paio d’anni all’isola delle femmine.
Penenoncè aspettava il marito alla finestra della loro reggia.
 Da quando era partito il marito lei gli era sempre rimasta fedele, sebbene le occasioni per tradirlo non le fossero mancate. In quel periodo ,infatti ,si erano fatti avanti diversi maschioni nerboruti e mascolini, i Pinocchi, detti anche Proci, con l’intenzione di accoppiarsi con lei e diventare i nuovi re di Ustica. Per dissuaderli Penenoncè aveva dovuto dire che aveva il ciclo, ma ormai, dopo quasi vent’anni di attesa, i Pinocchi iniziavano ad intuire la verità.
“Madre” la chiamò Telemaik
“Dimmi figliolo” rispose la regina, baritonale
“E’ ora di conoscere la verità”
“Chiedimi ciò che vuoi, figliolo”
“Benissimo, che domanda vuoi madre, la uno la due o la tré?”
“La due”
“Dov’è mio padre? Perché non torna? La guerra a Donnadaifacilicostumi è finita da ormai diversi lustri, e ancora la sua prua non si staglia all’orizzonte”
“Sapessi a me quanto manca la sua prua, figliolo”
“come, madre?”
“Dicevo, avrà trovato delle difficoltà, sai, si giocava Atene-Sparta, ci sarà coda al casello”
“Madre, devo andare a cercarlo”
“Vai, figliolo”
Mentre faceva benzina alla nave, telemaik fu fermato da un vecchio mendicante
“Come sei cresciuto, figliolo” disse il vecchio, che altri non era che Prolisso camuffato.
“Scusi? Ci conosciamo?”
“Si, andiamo a palazzo”
A palazzo i Pinocchi gozzovigliavano con le scorte di Grignolino di Prolisso. Quando il finto vecchio entrò e vide quello scempio si incazzò di brutto, e staccò dal muro l’arco di Prolisso. Tutti risero, nessuno infatti poteva tendere l’arco del re sperduto per il mare, perché per farlo si doveva smollare il legno a suon di racconti inutili.
Prolisso si tolse il neo finto, e tutti lo riconobbero al volo. Iniziò a raccontate le sue avventure con una tale ricchezza di particolari inutili degna di una editrice, e tutti i Pinocchi si addormentarono sul colpo. Anche l’arco si piegò dalla noia, e prolisso poté incordarlo. Penenoncè apparve sulla porta, e per lo stupore di vedere il marito spalancò tanto la bocca da lussarsi la mandibola. Nonostante ciò però non poteva di certo competere con Calippo, pensò Prolisso. Il re uccise tutti i Pinocchi, e li gettò dal monte Umido, come da tradizione. Nel pomeriggio fecero una festa per il suo ritorno, e a seguito di un intossicazione alimentare da cozze avariate morirono tutti. Prolisso, Penenoncè e Telemaik vennero nominati ed al televoto furono accolti tra gli dei dell’Olimpo. Il corpo di Telemaik fu trafugato e ancora oggi non se ne sa nulla. Ustica diventò una repubblica fondata sulle melanzane, e tutti vissero felici e contenti.